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Messaggio Da FaZo
#170509 bravo loreeeeeee... e ricordiamo che se abbiamo fatto il rito funebre per resuscitare mallory in aeroporto è proprio perchè pest ci sembrava già morto.... (e come disse qualcuno, non saprei davvero chi - bugia bugia- : "è morto a coniglio") hihihihihihihih =D
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Messaggio Da colle_alberti
#171283

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ASSUME THE EXPEDITION


La Tangibile Zecca
Prima o dopo anche i giganti devono fermarsi a riposare. E prendere fiato lo si deve fare tutti, anche quelli allenati da centinaia di milioni di anni a fare i giganti. Finalmente l‘Impronunciabile aveva dato tregua con il suo vomito di fumo e cenere, quel vomito continuo che secondo qualche specialista era perfetto per rompere turbine, sporcare lunotti e soprattutto spaccare i coglioni. Questa tregua è stata lunga solo due giorni e mezzo; una specie di Occhio del Ciclone che ha creato negli aeroporti di mezza Europa un’euforica e finta calma dopo settimane d’isteria continentale di massa. Si vola, ci dissero a tutti i 24 partecipanti a questa TP Expedition i diversi telegiornali e giornali poche ore prima della partenza. Ventiquattro sospiri lunghissimi di sollievo.
Quattordici Maggio Duemiladieci: Si vola!

Il primo Boeing Ryanair 737-800 facente parte del nostro gruppo di cinque ad atterrare a Londra Stansted, verso l’ora di pranzo, è stato quello proveniente da Pescara. Lore e Phantom, i più giovani e a loro volta i più diversi fra loro, erano anche i primi a posare piede in terra di sua Maestà. Avete presente? quella bassa, tozza, tutta cappellini, magnifica pronuncia, mal vestita, richissima e con dei figli orribili. Proprio quella: God Save The Queen.

Verso le 10 di sera, sul secondo aereo dell'Expedition, siamo atterrati noi: Cuccio, Pest, Ago e il sottoscritto, i centristi insomma, provenienti dal Marconi di Bologna. Qui avevamo un vergine di volo, uno che in tutta la sua vita era stato costretto a viaggiare solo su gomma -come si fa con la frutta, il pesce o le merendine del Mulino Bianco- con il must tenero e ingenuo che fu per lui la delusione di non sentire accelerazione alcuna durante il lancio-decollo, tipo Furius Baco. Il ragazzo sa come farsi volere bene.

Da RomaCapitale sono arrivati due new entry che sembravano appartenere al gruppo da diversi anni: Mallory, la persona che regala punti e punti d’eleganza, bellezza e tecnicità coasteriana al trasandato gruppo di ciabattoni che quasi tutti siamo (fresca dalla sua esperienza nipponica con il mitico SteelPeppe) e Utopia, quel simpatico armadio a tre ante dall’occhio intelligente e la battuta immediata e sempre felice. Niente bodyguard con RayBan scure e auricolare all’orecchio per quella che tutti pensavamo sarebbe la Victoria nostrana -nè valigie louis vuitton nè chihuahua isterico dal fioco fucsia- tanto meno Utopia imbandierato nei colori arancio spento tipici della sua squadra del cuore (quella che il giorno dopo andrebbe a perdere la partita dell’anno contro i nerazzurri del neo ingegnere Kunzi), no: questi due romani ci hanno semplicemente deluso uscendo come due perfetti e normali mortali, sorridenti e amalgamati alla perfezione con gli altri passeggeri del volo ciociaro. Miti infranti.

Da Milano, poco prima di mezza notte, arrivò Il Gruppo, quello con la G maiuscola: 16 persone variopinte e allegri, tutte prese con l’emozione immensa del momento, inconsapevoli che fra loro si nascondevano dei veri e propri geni del male, esseri perfidi che da lì a un paio d'ore li avrebbero catapultato nel peggiore dei loro incubi: l’Hostel 639, specie di antro buio e sudicio, circondato da tombe crociate e neri cipressi, infestato da spettri (vivi) dalle sembianze pseudo umane, dove sia il gruppo milanese che tutti gli altri saremmo stati costretti a passare le due notti seguenti. Dalle oscure presenze, dalla tematizzazione e dagli odori acri che inondavano anche il più nascosto angolo di quel posto, tutti in un primo momento abbiamo pensato che per risparmiare tempo qualcuno aveva deciso di farci dormire direttamente nella horror house di uno dei parchi in programma per questo fine settimana.
Tre stanze da letto, due con vista strada e una con vista cimitero (moquettate a dovere con un colore indecifrabile) capaci di ospitare 8 umani ognuna, più un numero imprecisato di altri esseri - tangibili e intangibili- che puntualmente si sono presentati con atteggiamento poco chiaro fra l’amichevole e il minaccioso, erano i luoghi dove avevano progettato i cattivi due di rinchiuderci quella e la seguente notte.
Terrorizzati ci siamo resi conto, poco dopo, che le stanze adibite alla pulizia personale si fermavano al titolo di stanze, punto. Quattro pareti e un pavimentaccio giallognolo con dei buchi intasati dove potresti fare un completissimo studio batteriologico se ti fosse venuta un’incomprensibile voglia di giocare a fare il CSI.
Insomma, per farla breve, il dormire (dormire?) totalmente vestito e il pulirmi come fanno i miei gatti, oltre a non andare in giro mai da solo, sarebbero diventati i miei unici passatempi in quel posto.



The Friendly Ogre
EHI!!!! WHERG FDHYSS THIF BEDK SIT DOUWNG NOWG, ANDEGS STUD AAAAGGGGG!!!
‘Credo voglia che tu ti sieda’, dico sottovoce a qualcuno che voleva solo cambiare posto sul pulmino. Subito mi è venuto in mente la possibile lingua che si potrebbe parlare all’interno dell’impronunciabile. Senza dubbio sarebbe come quella appena sentita; che l’energumena fosse una Goron* non c’erano dubbi. Ho anche immaginato come poteva essere l’interno del vulcano islandese, popolato da esseri fatti di pietra (e pettinati come la nostra amica) e un brivido mi corse per la schiena. Anche qui c’è stato uno strano gioco per dissimulare l’obiettivo: alle 6:30 ci era venuto a prendere -davanti al 639- un pulmino privato guidato da un omino dall’aria gentile e affabile, pieno di sorrisi e good mornings ripetitivi e cantilenanti, per poi ritrovare al suo posto questa donna che non solo sembrava pettinata dalla fretta e dalla cattiveria ma aveva in faccia una smorfia al posto della bocca e un paio d’occhiali scuri usciti da una confezione di kellogg’s da due lire.

Lungo la M1 non erano previste soste caffè. Se la goron incazzata m’avesse offerto un paio di pietre come colazione, avrei perfino ringraziato Eyjafjallajökull d’esistere. Forse è stata la fame, l’astinenza da caffeina, la mancanza di riposo, il sonno, le tre ore di viaggio nel pulmino, la nostra horror house privata, le zecche ammaestrate e la voglia di pisciare così pungente, che a un certo punto mi è venuto l’immane sospetto che la cara signora ci stesse portando, zitta zitta, verso un luogo simile a Il Monte Morte. Com’è possibile che per arrivare al parco divertimenti più importante di tutto il Regno Unito si passi lungo una stradina larga si e no 4 metri fra mucche, pecorelle, molto verde e casette tutte davanzali e aiuolette fiorite? qui gatta ci cova, colle, sta attento; tieniti pronto a saltare e correre, qui faremo una brutta fine... è tutto bello al punto di sembrare finto; no! non ci siamo. Ma dove sono i parcheggi, le panchine rotte, le enormi distese di cemento e le tonnellate d’asfalto tipiche da parco divertimenti così rassicuranti per quelli come noi?

L’orco travestito da autista ci salutò sorridendo. A stasera, ci avrà anche detto. Comunque io scappai dal pulmino come fanno nei film gli eroi che devono immancabilmente salvare il mondo, quelli che s’allontanano dall’auto che sta per esplodere da lì a 3 secondi (sensitivi?).
Ma non fu solo la paura di finire mangiato da uno stuolo di goron a farmi correre. Anche la mia di fame e soprattutto la voglia di fare la pipì fecero di me un essere veloce alla ricerca di un bagno e di un bar. Non trovai niente di tutto ciò. Trovai solo dei binari Vekoma messi lì non come semplice decorazione -come sembrò a qualcuno- ma a ricordare a tutti i mortali presenti come potrebbe essere potente l’ira divina e quanto terribile diventerebbe il castigo in terra nel caso si adorassero gli dei sbagliati; stratagemmi perversi ma molto efficaci, così come secoli fa si usavano i cadaveri delle streghe lasciati a marcire negli angoli delle strade a opera dei simpatici e sant’uomini dell’inquisizione. Innervosito, ma anche incuriosito da questa idea, aspettai l’ordine di entrare da parte dei nostri capi, sapendo che una volta oltrepassati i cancelli del parco non potevamo che essere al sicuro. Arrivato quest’ordine, entrammo in questa città dei miti perduti, in questo territorio depurato da macchine di tortura olandesi, e in un attimo dimenticai qualsiasi allarme e levai dalla mia testa i ridicoli timori avuti durante il viaggio mentre parlavo con me stesso. Caffeina, bagno e colazione calmarono un po’ gli animi, eravamo tutti molto emozionati. In più Hermy e Goge -due colonne portanti della community- ci fecero una gradita sorpresa presentandosi all’ingresso dove nessuno se li aspettava.

Alton Towers è enorme. Anche troppo, e come quasi tutti i parchi divertimenti è diviso in zone ognuna con il suo relativo nome. Appena si entra ti colpiscono enormemente e positivamente gli spazi infiniti, le distese di prato, i laghi, gli enormi e numerosissimi alberi ma allo stesso tempo ti spaventa di primo acchito l’apparente mancanza d’attrazioni: ma come, era tutto un bluff e questo è solo un giardino botanico? Sei nel parco divertimenti clou della Gran Bretagna e ti senti in mezzo a Hyde Park, Regent’s Park o uno di quelli, addirittura con un maestoso, antico e vero castello in fondo, e di nuovo ti domandi: ma dove cavolo siamo?
Misteri misteriosi. Il tutto però molto British.

Come si fa sempre in Expedition, il gruppo decise un coaster per iniziare la giornata e qui la decisione cadde su Air. Compatti ci siamo diretti verso la Forbidden Valley alla ricerca di questo extra famoso Flying, protagonista di una delle campagne pubblicitarie meglio riuscite nella storia delle montagne russe.
Air, ormai, è uno di quei coasters che può permettersi di essere come li pare. Niente critiche, prego. E’ piuttosto lento, basso, corto, un po’ scossone e 'vecchio'. Ma è bellissimo. E’ il Flying storico per eccellenza, quello di cui sentiamo parlare da una vita. Appena senti il suo nome ti viene da buttarti per terra, qualsiasi sia la tua età -e qualsiasi sia il posto dove ti trovi- fare la faccia d’ebete, alzare le braccia e dire, con voce rauca e bassa: Assume The Position…
Certo, adesso la categoria ha fatto passi da gigante (basti pensare a Manta) e io qui ho fatto la mia ennesima figura di merda raccontandovi cosa faccio al lavoro quando sento la parola air -ai miei teneri 40 anni- ma il colpevole è soltanto questo coaster che rimane un evergreen assolutamente da fare.

Usciti da questo Flying, prima foto di gruppo e presentazioni con un’altra new entry con cui avevamo appuntamento proprio all’ombra di Air: Galahad. A questo punto eravamo 27 componenti (solo cinque in meno per riempire un classico treno B&M) e ancora in gruppo ci siamo diretti verso Nemesis, figata numero uno di Alton Towers e coaster dal tracciato veramente originale. Siamo al classico e ‘banale’ inverted? Non ti permettere… inizia con una tematizzazione semplice quanto accattivante: fiumi di sangue che scendono in tante bellissime cascate lungo tutta la fila, fila da dove noti stranito come il coaster sia veramente corto, incastonato a forza nei movimenti drastici della collina e ignorante come pochi altri inverted mai provati. Nella mia poca conoscenza in tema coasteriano non avevo mai visto quella bella figura, tipo elica, che vedi lungo la fila poco prima di arrivare in stazione. Quando ci sei sopra non ti rendi conto quando la fai ne come la fai. Qui non viaggi a velocità pazzesche ma è talmente tutto al centimetro che ti sembra di essere veramente a mille. Scendi da questo gioiello con quel classico sorriso di soddisfazione post-coasteriano che ti rimane stampato in faccia per parecchio tempo. Con Nemesis mi sa che succede come con il buon Rum: più passano gli anni –questo roller coaster è del lontano 1994- più si carica di profumi, sapori e intense sensazioni.

Dopo questo meraviglioso B&M era il turno di andare a sparare un po’. Il capo, Penny, ci ha voluto tutti in Duel, la haunted house di Alton Towers (shooting dark ride) talmente lunga da diventare un pò noiosa. Ma qui sono di parte, non ho mai capito questo tipo di dark ride e tutte le trovo parecchio insipide. Dopo i miei tristissimi 2000 punti ammazzando zombies e vampiri anoressici, (che potevano spaventare solo il nostro Phantom), ancora insieme ci siamo diretti verso Thirteen, novità 2010 del parco e novità anche come tipologia della casa costruttrice Intamin. Orto Bruco gigante, divertentina (qui i miei odiati diminutivi diventano d’obbligo) col suo effetto freefall (molto carino), col minilancio all’indietro simpaticino (idem) e una tematizzazione vicina allo zero. Thirteen veramente non mi ha deluso per il semplice fatto che non mi aspettavo molto da questo family coaster. Ma ho avuto la fortuna di farlo con FaZo e con due signore inglesi che non hanno fatto altro che ridere istericamente contagiando tutto e tutti e facendo diventare questo saliscendi qualcosa di più divertente di quello che in realtà è. Certo, siamo alle solite: questo è il primo della tipologia, è un prototipo, dovrà migliorare e bla, bla bla. Ma sinceramente non credo la Intamin farà i miliardi con questo tipo di family coaster. Se riescono a piazzarne un altro sono dei geni. E conosciamo tutti l’alto QI di questa ditta...

Rimanendo in tema Intamin fu il turno di Rita. Ecco, qualcuno dovrà spiegarmi il nome di questo coaster. Rita… boh. Potevano allora chiamarlo Maria, Clotilde, Emily o perché no, Carmencita. Rita, regina della velocità, che nonostante avesse la fila per Single Riders si è fatta attendere più di un’ora per portarci da 0 a 100 km orari in 2,5 secondi. Alla spicciolata siamo saliti e anche alla spicciolata siamo scesi non particolarmente esaltati da questo viaggio lungo 650 metri. Il suo lancio idraulico è piacevole, con quella curva marcata a destra e il suo tracciato circolare che fai in pochi secondi. Non merita certo aspettare ore per farla come abbiamo fatto noi, ma se hai la possibilità, o becchi la giornata con poca gente o ti prendi il Priority Pass che paghi 40 sterline all’ingresso del parco. W Claudia!

Adesso l’allegro gregge si diresse verso Oblivion, che con i suoi 7 treni da 16 persone l’uno ti fa aspettare veramente poco per salirci. Della stessa tipologia conoscevo SheiKra a Busch Gardens, fatta pochi mesi prima, e come si sa quello a Tampa è più grande, più lungo, più alto, più ecc, ecc, ecc. Cosa può darmi Oblivion allora? Prepotente e con un sorrisino di superiorità sono salito in questa diving machine che si trova nel X-Sector, domandandomi quale sensazione, oltre alla noia, m’avrebbe regalato in soli 370 metri di lunghezza. SheiKra è lunga quasi il triplo, pensavo, è floorless, alta 60 metri, ha inversione, insomma, questa qui è una cazzatina ina ina, vedrai. Fila davanti e ammirazione del verde paesaggio da questi miseri 19 metri d’altezza: ma com’è ridicolo questo coaster, vero colle? mi dico. Convoglio posizionato verso il buco, si ferma e ci fa aspettare; il buco? certo, eccolo là in basso; porto le mani in alto e sono pronto a sorridere in questo mini coaster che niente sarà in grado di darmi. Cazzo!! alla faccia del mini coaster! la drop è una figata pazzesca, con quel buco che ti toglie il respiro e sotto il quale ci sono altri 30 metri di discesa a quasi 90 gradi nel buio pesto che ti lasciano senza parole. Il tutto finisce lì, niente tracciato. Fatta questa drop il binario curva e praticamente sei di nuovo in stazione. Ma è bellissimo. Anche se dura il tempo di uno starnuto vale la pena rifare la veloce fila più volte e godersi la meravigliosa sensazione che dona quella lunga discesa metà fuori e metà sotto terra, perpendicolare al terreno: f.i.c.h.i.s.s.i.m.o.

L’ultimo coaster fatto in gruppo fu lo Sonic Spinball, spinning della Maurer Söhne, abbastanza divertente ma un po’ troppo scossone per i miei gusti. Non alla altezza di Taràntula a Madrid ma generoso in velocità e cambi di direzione. Non male.

La giornata a Alton fu veramente bella, un sole tiepido e un cielo azzurro pallido poco inglese (per usare qualche luogo comune). Il pranzo fu un’altra cosa che abbiamo fatto tutti insieme, nel Burger King del parco: double whopper con patatine e anelli di cipolla serviti da un esercito di addetti che non ti fanno aspettare neanche due minuti per mangiare (i parchi nostrani devono ancora imparare anche in campo logistico-gastronomico, tipo Mirabilandia, che per un kebab ti fa aspettare 40 vergognosi e inaccettabili minuti…)
Verso le 18:00 ci siamo trovati all’uscita, dopo un pomeriggio fatto in libertà e durante il quale abbiamo fatto, questa volta suddivisi in tanti gruppi, di nuovo molti coasters e altre attrazioni sparse in qua e in là nel vastissimo Alton Towers:
Hex, Mad House all’interno di The Towers (il castello) uguale a tutte le madhouses sparse per il pianeta.
Congo River Rapids, gommoni molto bagnati dal tracciato parecchio lungo.
Runaway Mine Train, nel Katanga Canyon, trenino che non feci personalmente ma dove qualcuno, a modo suo, si è divertito parecchio…
Skyride, funivia che permette di spostarsi comodamente in questo enorme parco.
Charlie and the Chocolate Factory, originale ride da TrashTour che andrebbe però ulteriormente sviluppata, troppo povera e trascurata.
Non chiedetemi com’erano le diverse flat rides presenti ad Alton: non amandole per niente non ne feci nemmeno una.

Stanchi morti ci siamo diretti verso il parcheggio, dove l'amorevole goron ci aspettava per riportarci di nuovo nel nostro unico e dimenticabile albergo. Nelle seguenti 3 ore di viaggio verso Londra siamo stati tutti colti da un sonno profondo. E a modo suo ristoratore.
Dopo una veloce risciacquata e a batterie mezzo cariche ci siamo diretti in centro alla ricerca di cibo. Un gruppone a scelto il KFC per cena mentre i soliti sburoni (Pest, Fazo, Paolo e io) finimmo a mangiare carne alla griglia nel ristorante Angus Steak House, in Leicester Square.
Dopo cena giro turistico per Londra, foto e soprattutto assistemmo increduli e divertiti a qualcosa che può succedere solo in questa città: una mega invasione di donne in reggiseno (ma a dir la verità c’era anche qualche uomo in reggiseno..) che manifestavano a migliaia, in piena notte, contro il cancro al seno.
Di questo strano e sorprendente avvenimento rimane un memorabile servizio giornalistico girato da Blasta e presentato da Fede_ : L’Invasione delle Tette.
Indimenticabile.



Fine prima parte



*Abitanti della Death Mountain nel videogioco The Legend of Zelda.

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Messaggio Da Twilight Man
#171317 solo una parola.. F.A.N.T.A.S.T.I.C.O. :-))))
attendiamo la parte 2!!!

e si mallory ha ragione.. you are better than nutella!!!